Storia di Coreglia Ligure

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Storia di Coreglia Ligure

Data:

24 Agosto 2023

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Descrizione

Coreglia è uno dei tre nuclei che compongono il comune, insieme a Canevale e Dezerega. Sin dai tempi antichi, la buona esposizione del versante collinare e l'abbondanza di acqua hanno favorito l'agricoltura, la coltivazione di ulivi, viti, piante da frutto e ortaggi. Il tralcio di vite con grappolo d'uva intrecciato ad un ramoscello d'ulivo che caratterizza lo stemma comunale ne è una testimonianza tangibile.

Al giorno d'oggi, Coreglia è diventata una ricca comunità rurale. I residenti dedicano molto tempo e risorse allo sviluppo delle colture agricole e alla produzione di vini e olio di oliva. Un'altra attività importante per la comunità è l'allevamento di bovini, ovini, suini e caprini. Coreglia è anche famosa per il suo artigianato e la sua vasta gamma di prodotti tipici della zona, come formaggi, salumi e miele.

La ricchezza di Coreglia sta nella sua comunità di persone e nel suo ambiente naturale. La comunità è viva e in crescita, con una forte identità culturale che deriva dal lavoro dei suoi abitanti. L'ambiente naturale è preservato dalle pratiche agricole sostenibili dei residenti, che si impegnano a preservare la biodiversità dell'area. Coreglia è un luogo unico e ricco che merita di essere scoperto!

Il Santuario di Montallegro è un luogo di culto, dedicato alla Vergine Maria che il 2 Luglio 1557 è apparsa a Giovanni Chichizola, un contadino di Carnevale di ritorno da Rapallo, dove ogni anno migliaia di persone si riuniscono per pregare. Gli abitanti di Coreglia e di Carnevale hanno sempre avuto una particolare devozione per questo luogo e ogni anno migliaia di persone lo raggiungono a piedi, percorrendo le antiche mulattiere. Negli anni l'immigrazione ha interessato anche Coreglia contribuendo allo spopolamento, in località Noziglia esiste una targa a memoria di Angelo Noce, (1847-1922). Egli è stato l'ideatore del Columbus Day e il promotore dell'adozione della ricorrenza del 12 ottobre come festa nazionale per gli Stati Uniti. La ricorrenza del 12 ottobre celebra la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo e i successivi sviluppi socio-culturali ed economici portati con l'immigrazione nei territori del Nuovo Mondo. La ricorrenza è celebrata in tutti gli Stati Uniti con vari eventi, come ad esempio parate, festival e manifestazioni.

Il Campo di Concentramento di Pian di Coreglia è uno dei luoghi più importanti della storia della Seconda Guerra Mondiale. Realizzato fra il 1940 e il 1941, il campo, era noto come "Campo 52" ed era in grado di ospitare fino a 4000 prigionieri. Nel corso di poco meno di tre anni sono passati più di 12.000 militari provenienti da tutto il mondo. I prigionieri sono stati trattati con estrema umanità e rispetto, confermato dalle visite mensili della Croce Rossa Internazionale di Ginevra.

Visita il Campo di Concentramento di Pian di Coreglia per una visione unica della storia della Seconda Guerra Mondiale. Esplora l'area e ammira l'architettura del campo, apprendendo sulla storia dei prigionieri e sul trattamento umanitario che hanno ricevuto. Visita i punti d'interesse più importanti, come il cimitero dei prigionieri e l'area del comando, per avere un ricordo indelebile di questo luogo.

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Dopo l'8 settembre del 1943, molti ebrei furono internati nel Palazzo Marana, in precedenza adibito ad infermeria del campo. Venti di loro, deportati in Germania dai tedeschi nel gennaio del 1944, finirono nel campo di sterminio di Auschwitz, concludendo la loro esistenza nei forni crematori. In quel momento, tra essi c'era anche una bimba di sei anni, Nell Attias, suo fratello Giacomo di 14 e Aldo Vitali, un ragazzo di 12. Ricordiamoci di loro.

44 baracche formarono il campo di Marana, in cui vennero internati numerosi prigionieri politici, tra i primi di febbraio e i primi di luglio del ‘44. Abbandonato dai militari il 12 luglio e rimasto incustodito, in breve tempo fu smantellato. Ma la memoria di quel luogo è rimasta intatta. Per non dimenticare ciò che è accaduto, ricordiamoci sempre degli Ebrei Internati nel Campo di Marana.

La nostra missione è quella di non dimenticare. Vogliamo che la memoria di Marana venga ricordata per sempre. La nostra missione è quella di mantenere viva la memoria e quindi ricordare gli Ebrei Internati nel Campo di Marana. Sostienici in questa missione e non dimenticare.

Coreglia e le antiche strade Il toponimo Coreglia, che deriva dal nome gentilizio latino Corellius, ci fa pensare che l'insediamento sia sorto durante l'epoca della romanizzazione. Infatti, menzionata per la prima volta nel 1034, Coreglia ha assunto un ruolo fondamentale nelle vie di comunicazione fra la costa, l'entroterra appenninico e l'area padana piacentina e pavese nel corso dei secoli. Nonostante l'importanza storica del borgo, la presenza di mulini, gualchiere e fabbriche di seta hanno caratterizzato l'economia di Coreglia sino alla fine del XVIII secolo. Oggi, il paese può vantare un centro storico anch'esso degno di nota, che attira turisti e appassionati di storia locale. Le due strade che collegavano Rapallo al fondovalle della Fontanabuona, nota per la sua bellezza naturale, svolgevano una funzione vitale non solo per i commercianti, ma anche per i pellegrini che viaggiavano nella regione. La "strada di Monti", che partiva dal passo della Crocetta e attraversava Dezerega per raggiungere i paesi di Monleone e Cicagna, offriva anche la possibilità di proseguire verso Verzì o Cornia per arrivare al passo dell'Acqua pendente, il che, a sua volta, portava a Barbagelata, Montebruno, Fascia, Capanne di Carrega e alle Valli dell'Oltrepò pavese. La "via di Piacenza" si apriva al Passo di Canevale o addirittura al Passo di Coreglia, per poi convergere all'attraversamento del lavagna e dirigersi verso la Val d'Aveto e il piacentino con due percorsi alternativi. Oltre alla loro funzione commerciale, queste strade furono significativi percorsi di transito per i pellegrini, che viaggiavano per raggiungere importanti luoghi di culto della regione.

La storia di Canevale e Coreglia è interamente correlata alla religione cristiana, come dimostra l'intitolazione delle loro chiese rispettivamente a San Giacomo e a San Nicolò. Altre testimonianze tangibili che confermano l'importanza della fede in queste due città italiane sono la presenza di una fontanella scavata nella roccia che richiama i pellegrinaggi jacobiti, l'utilizzo della definizione di strada romea e, infine, l'esistenza, in prossimità della confluenza del fossato di Coreglia con il torrente Lavagna, dell'ospitale di San Pietro de monte Oscano - quest'ultimo rappresentante l'elemento più eloquente di tutti. Questi elementi storici e architettonici testimoniano la lunga e profonda relazione tra la religione cristiana e la comunità di Canevale e Coreglia, che hanno contribuito alla costruzione dell'identità di queste città.

L’hospitale de Oscano Questo insediamento religioso-assistenziale ha rappresentato un fondamentale punto di riferimento per quanti viaggiavano lungo le antiche strade secoli fa. Collegato a Soglio, località situata dall'altro lato della valle, l'insediamento è una delle numerose località appartenenti alla chiesa di San Michele di Soglio. Già cella monastica di Solia, che apparteneva al monastero di San Colombano di Bobbio e che il vescovo di Genova concesse a Pietro di Soglio avus di Selvaredo virgola nel 1034, questa località era nota come monte de Oscani ed era destinata a ospitare e assistere viaggiatori e pellegrini in transito. Anche nei secoli successivi, questa ebbe un'importanza notevole come luogo di sosta e assistenza per quanti percorrevano le antiche strade. L'ubicazione di Soglio ha giocato un ruolo fondamentale nel suo sviluppo e nella sua importanza nel corso dei secoli. Situata in un punto cruciale della rete viaria, la sua posizione strategica ha consentito alla città di diventare un importante snodo commerciale. La "via di Piacenza", che si estendeva appena oltre Lavagna, si incrociava con la "via Patrania", la strada di fondovalle, proprio a Soglio. Inoltre, documenti storici mostrano che Soglio era un luogo di pagamento dei pedaggi per i transiti commerciali già dal 1164, grazie al diritto di esazione concesso dall'imperatore Federico I ai marchesi Malaspina. Questi dati dimostrano l'importanza della città di Soglio nell'economia della regione, non solo in passato ma anche oggi.

La storia di Oscano è affascinante e complessa e l'analisi di antichi documenti d'archivio ne permette una ricostruzione accurata. Grazie a due documenti risalenti al 1146 e al 1173, è stato possibile appurare l'esistenza di una riscossione delle "decime" in Oscano per conto della Curia genovese che doveva di certo essere supportata da una chiesa. Solo nel 1232, tuttavia, la chiesa di Oscano viene menzionata in modo esplicito con il titolo di San Pietro. L'ospitale, invece, viene citato per la prima volta nel 1257 con il rettore Guglielmo, il quale aveva la supervisione della cattedrale di Genova. Nonostante ci fosse già un ospedale in località Pozzuolo risalente allo stesso periodo storico, l'affiliazione a San Pietro e la presenza della cella monastica di Solia fanno pensare che l'origine dell'ospedale di Oscano possa essere ancor più antica.

Nell'ultimo documento del 1584 si registra un cambiamento sostanziale rispetto alle precedenti citazioni riguardanti la struttura religiosa di cui si discute. Infatti, il termine "ecclesia" ed "hospitalis" non sono più presenti, sostituiti dal vocabolo "cappella seu oratorium". Inoltre, il riferimento topografico non è più "Oscano", ma "Scario", nome che richiama il vicino pontile e che ha soppiantato la vecchia denominazione. È particolarmente significativo il fatto che l'oratorio, pur trovandosi al di qua del lavagna, era considerato situm in villa Solii, ovvero parte integrante della "villa" di Soglio. Si può dedurre che a quell'epoca la parrocchia di Soglio aveva perso la cura d'anime ed era stata unita a quella di Certenoli, dalla quale poté staccarsi solo nel 1627, riacquistando l'autonomia.

La proprietà del luogo di Oscano (o Scario) fu al centro di una disputa tra le parrocchie di Canevale e Coreglia per parecchi decenni. Nonostante Soglio avesse perso l'autorità parrocchiale sul territorio in questione e Certenoli non avesse mai rivendicato la proprietà, Oscano rimase comunque un oggetto di contesa sin dai primi anni del XVI secolo. Secondo la storia delle parrocchie dell'arcidiocesi di Genova, elaborata dai Remondini, la controversia si concluse con una vittoria di Canevale nel 1502. Tuttavia, più di cento anni dopo, nel 1621, Coreglia riuscì ad ottenere il diritto di possesso su Oscano. Nel 1642, la curia riconobbe ufficialmente l'appartenenza di Oscano a Coreglia.

Nella prima metà del XVIII secolo fu avanzata la proposta di costruire un nuovo edificio religioso sul sito della disputa. Secondo gli "Annali" del Santuario di N.S. di Montallegro, risalenti al 13 dicembre 1743, il doge di Genova chiese informazioni sulla ricostruzione della cappella di San Pietro. Sembra che il ricorso sia stato accolto, in quanto la chiesa fu riaperta al culto nel 1749. Tuttavia, non fu mantenuta l'originaria dedicazione a San Pietro per la nuova struttura, che è l'attuale e dipende dalla parrocchia di Coreglia. Invece, le sono stati assegnati due diversi titoli, San Contardo e San Bartolomeo. Il primo, risalente al 1736, sembra sia stato imposto da Canevale, mentre l'altro, attribuito da Coreglia, probabilmente fu dato in occasione della ricostruzione.

L'origine del titolo di San Lorenzo affiancato al titolare della cappella di Calvari risale al lontano 1464. Tale titolo originario sembra essere stato trasferito durante il periodo dell'unione di Soglio con Certenoli. È possibile che sotto la copertura erbosa dell'ampio terrapieno sorgano ancora le mura dell’ecclesia sancti Petri e dell'hospitalis de Oscano, entrambe parte integrante della storia di questo antico luogo di culto. La sua posizione sopraelevata rispetto al livello delle aree circostanti suggerisce che abbia rivestito un ruolo di rilevanza nella comunità del tempo e meritando di essere preservato nel tempo.

La chiesa di San Nicolo’ Ubicata su di un Poggio, la chiesa di Coreglia rappresenta un importante luogo di culto per la comunità religiosa locale. Intitolata a San Nicolò di Bari, la sua origine risale all'XI secolo, quando il culto del Santo andava diffondendosi sotto il pontificato di Urbano II. Quest'ultimo, infatti, ordinò il trasferimento delle reliquie del Santo dalla città turca di Mira, nell'Asia minore, a Bari - luogo di partenza dei pellegrini diretti in Terra Santa. La chiesa di Coreglia viene citata per la prima volta nel 1147, quando Siro, arcivescovo di Genova, affida a Berengario della Torre dei Signori di Lavagna la riscossione delle decime delle chiese situate nelle "Villas que vocantur Coreliam et Canevalem". La dedicazione alla figura di San Nicolò di Bari testimonia della antica storia e della profonda religiosità di questa chiesa, che gode ancora oggi di grande considerazione all'interno della comunità locale. La documentazione storica dimostra l'unione con parità di diritti di due località nel 1247. In seguito, a causa di epidemie e diminuzione di abitanti, entrambe furono affiliate alla parrocchia di San Maurizio di Monti, situata a Rapallo. In questo stato di subordinazione, furono visitate dal monsignor Francesco Bossio nel 1582. Tuttavia, nel 1607, tornarono ad essere indipendenti grazie alla costituzione di una sola parrocchia, quella di Coreglia. Nel 1622 Canevale si staccò per divenire una parrocchia autonoma. La chiesa di San Nicolò, purtroppo, fu demolita nel 1667 per lasciare spazio ad una più ampia. Dopo essere stata inizialmente una chiesa a tre navate e a sette altari, fu ingrandita nuovamente nel 1862 e i lavori si completarono nel 1869. Nel 1931, ci fu il rifacimento delle facciate e il restauro del campanile.

Oltre al santo titolare, nella chiesa di Coreglia si onora con particolare solennità Sant'Antonio, da identificarsi con Sant'Antonio da Padova.

Ultimo aggiornamento: 24/08/2023, 19:37

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